Quattro chiacchiere con George McCall di Kenshi24/7.net

Quando iniziai a praticare Kendo nel 2008 Kenshi24/7.net e Kendoinfo.net, erano gli unici due blog in lingua inglese, autorevoli, che pubblicavano con regolarità articoli tecnici e di riflessione sul Kendo e il mondo che gli girava attorno. Esisteva già anche Kendo World con il suo sito e il forum, ma George e Geoff  hanno profondamente influenzato il mio modo di vivere la “pratica” e contribuito alla mia formazione.

Per me è stato quindi un onore potergli fare qualche domanda per il Blog della Parma Kendo Kai.

Per chi non lo conoscesse, George McCall è un insegnante di liceo a Osaka, ed è il responsabile del kendo club di quella scuola. Non solo si allena “quasi” 24/7, ma approfondisce costantemente la sua conoscenza del Kendo raccogliendo vecchie pubblicazioni dell’era Showa e Taisho, ri-stampando libri e condividendo sul suo blog estratti di questi.

Grazie a George per la disponibilità e grazie a Marco Lombardo (Ken sei dojo Rho) che ci ha messo in contatto per fare questa mini intervista e raccontarci un po’ più da vicino come sta andando il kendo in Giappone fra i giovani e altre curiosità.

Buona lettura!

D) Qui in Europa le motivazioni che portano una persona ad iniziare Kendo sono spesso legate ai suoi interessi per la cultura giapponese e per il suo lato “pop” (manga, anime, film di samurai ecc). Inoltre molte persone vedono il kendo come un ponte per raggiungere un maggior livello di comprensione e conoscenza del “mondo Giappone”. Ma per quanto riguarda i bambini giapponesi e i ragazzi e le ragazze che si allenano duramente per la loro pratica quotidiana e lo shiai? Quali sono le loro motivazioni per iniziare e continuare il Kendo?

G) Molti bambini iniziano Kendo perchè portati dai loro genitori. Magari mamma e papà praticano oppure l’hanno fatto a scuola o ancora pensano che insegni la disciplina ai propri figli. Un’altra ragione può essere che il dojo per i bambini si trovi vicino a casa e comparata ad altre attività, sia più economica (n.d.r. ne parliamo qui)

Chi invece inizia più in là, alle scuole medie o alle superiori, lo fa per le ragioni più disparate. Es. Perchè sembra un’attività “diversa” dalle altre o perchè vuole entrare in un club della scuola con pochi membri, ricordiamoci che comunque il Kendo non è una disciplina “popolare”. Occasionalmente arrivano anche ragazzi che vogliono fare qualcosa di veramente “Giapponese” ma tende ad essere una tipologia abbastanza rara.

Una volta iniziato kendo la motivazione per continuare risiede nel fatto di sentirsi parte di un “gruppo” sia per i bambini/ragazzi che per i genitori. Quando però il gruppo cambia, ad esempio quando i ragazzini passano dalle elementari alle medie o dalle medie alle superiori, ci sono molti abbandoni. Numeri alla mano, oggigiorno il 50% degli studenti che fanno kendo in un club delle scuole medie non continuerà alle superiori. Non so dirti che percentuale abbiamo dal salto dal liceo all’università, ma è altrettanto importante. Quasi tutti, specialmente le donne, smettono kendo dopo l’università. Ricordati inoltre che il Kendo è visto come uno sport per ragazzi qui in Giappone. Prendere parte alle competizioni è LA motivazione principale fino all’università.

D) Collegata alla domanda precedente: qual’è il trend fra le nuove generazioni? Stà diminuendo il numero dei praticanti? Come vedi il futuro del kendo in Giappone?

G) Come detto sopra, gli studenti tendono a smettere man mano che passano da un ciclo scolastico all’altro. Con il calo delle nascite questa situazione è destinata a peggiorare. Fino a 5 anni fa, gestivo forse uno dei più grandi Kendo Club pubblici nella prefettura di Osaka, oggi sono fortunato se entrano 5 nuovi studenti per anno (prima la media era 15). Quest’anno, con il Coronavirus, sono preoccupato che alla riapertura delle scuole non entrino nuovi studenti. Se questo succederà, ho paura che il club non rimarrà aperto a lungo.

In Giappone c’è un trend generale di ridimensionare quello che è il sistema dei club. Se questo dovesse verificarsi, il numero dei praticanti precipiterà ulteriormente e non risalirà più. Quindi ci aspettiamo un futuro con una popolazione di praticanti inferiore a quella di oggi. La ZNKR sopravvive quasi esclusivamente per le entrate derivanti dalla registrazione degli esami di passaggio di grado degli studenti, se questi numeri caleranno, la federazione stessa si troverà in difficoltà.

Ci sono un numero di potenziali soluzioni a questa situazione – e ne ho personalmente alcune a riguardo – ma la via da percorrere ancora non è chiara.

D) In questi giorni di lockdown, stiamo assistendo alla pubblicazione di molti video, anche da parte della ZNKR, che ci mostrano molti esercizi da fare a casa, in particolare quelli che vengono classificati come core training. Che cosa ne pensi? Nella tua esperienza di insengnante, utilizzi già questa tipologia di esercizi negli allenamenti?

G) Nel mio club ci alleniamo sei giorni a settimana con uno di questi dedicato agli esercizi come sollevamento pesi, corsa ecc. Quindi facciamo già un po’ quello che sta promuovendo la ZNKR. Ma, a essere onesti, il mio focus principale, rimane quello di allenarsi con bogu e shinai. Questa tipologia di allenamenti è molto più comune in quel tipo di scuole dove si è molto più focalizzati sull’attività sportiva e quindi anche il tempo da dedicare all’attività di club è maggiore.

In Dojo per adulti non ho mai visto praticare questo tipo di allenamento, Nella maggior parte dei casi non si fa nemmeno pratica di base. Infatti la preparazione fisica è spesso e volentieri effettuata individualmente dai singoli al di fuori dal dojo.

Per quanto riguarda ciò che penso – è ottima! Tutto quello che porta ad una migliore condizione fisica è auspicabile. Tuttavia, penso che la ZNKR abbia realizzato quei video per alleviare le accuse che associano il kendo alla trasmissione del virus

Sospetto che però la maggior parte delle persone qui in Giappone non si spinga oltra al suburi a casa.

D) Che cosa pensa la comunità giapponese di Kendo delle persone che praticano negli altri paesi? Come ci vedono?

G) Penso che oggi ci sia molto interesse per il kendo estero, ma le altre nazioni non vengono ancora visti come “pari”. Per il fatto che le federazioni di quei paesi difficilmente possono formare praticanti con le stesse abilità che vediamo in Giappone. Anche se il livello negli anni è molto cresciuto.

Un altro fattore sicuramente è che ci sono tante persone che desiderano diffondere la cultura giapponese all’estero attraverso il Kendo in maniera univoca. Accecati dalla bravura dei giapponesi, non riescono a vedere quante persone non-nipponiche abbiano contribuito a livello locale e globale alla sua diffusione e siano tecnicamente molto abili.

Ma generalmente qui sono tutti felici di poter praticare con qualcuno che viene dall’estero, ho veramente esperienza di pochi casi nei quali questo non sia avvenuto.

D) Nella scuola dove lavori come insegnante, gestisci anche il Club di Kendo. “Uno scozzese che gestisce un club di kendo in Giappone”: se leggi questa frase ad alta voce potrebbe sembrare un ossimoro! Qual’è stato il percorso per raggiungere quella posizione? Hai subito delle discriminazioni nel corso di questi anni?

R) Dunque, mi sono trasferito in Giappone nel 2003 un paio di mesi dopo aver partecipato al dodicesimo campionato del mondo unicamente per studiare Kendo, ma non avrei mai immaginato di ritrovarmi nella situazione in cui sono ora, è una lunga storia, ma cercherò di essere sintetico.

Dopo essermi trasferito in Giappone e aver passato un paio di anni difficili ad Hiroshima, decisi di spostarmi ad Osaka. Migliorò, lentamente, anche la mia situazione relativa al Kendo e nel 2008 iniziai a lavorare in un liceo molto prestigioso. In un paio di mesi stavo insegnando al dojo di kendo della scuola e da lì non mi sono mai più fermato.

Diversamente dalla maggior parte delle persone non-giapponesi che lavorano nel sistema educativo, io sono un’insegnante abilitato con tutte le qualifiche che mi permettono di essere equiparato ai miei colleghi ed è un caso abbastanza raro in Giappone.

E per la discriminazione… è stata certamente dura all’epoca, ma non voglio dire cose spiacevoli qui, quindi ti dirò come sono sopravvissuto in poche parole:

  1. Impara Giapponese e forma te stesso. Più approfondisci la cultura del Kendo e la sua storia e meno potranno riprenderti. Dopo anni di studio adesso sono io che spiego le cose… perfino agli ottavi dan!
  2. Pratica tantissimo, lavora sodo e cresci nella tecnica e nei gradi. Più allenamenti fai e più bravo puoi diventare e più raggiungi gradi elevati e meno le persone avranno possibilità di sminuirti. Io non sono un grande fan dei gradi, ma li vedo come un “male” necessario per poter vivere in questo sistema.

 

Francesco Paterlini

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