Anno 2020/21: praticare in sicurezza.

La data di inizio del corso si avvicina sempre di più, mancano infatti pochissimi giorni al 1°Settembre e visto che non sarà un anno qualunque, facciamo in questo articolo il punto delle cose da fare per poter partecipare agli allenamenti:

Prima ancora di entrare in dojo:

  • avere con se il certificato medico sportivo per la pratica agonostica/non agonistica in corso di validità (lo si può andare a fare in uno di questi centri)
  • compilare il modulo di autocertificazione a pagina 6 del documento a pubblicazione congiunta CIK CSEN.
  • comunicare la propria presenza alla sessione di pratica tramite la chat di gruppo.
  • le persone interessate a provare possono telefonare a Francesco al 3491595885 o scrivere a parmakendokai@libero.it
  • all’entrata in palestra farsi misurare la temperatura corporea alla reception e procedere alla sanificazione delle mani.
  • avere con se una mascherina da indossare negli spazi comuni.

Durante la pratica:

  • assicurarsi di utilizzare solo la propria attrezzatura.
  • non indugiare in tsubazeriai.

Sanificazione degli spazi:

  • lasciare sanificare lo spazio di allenamento dal personale della palestra prima di iniziare la pratica

Spogliatoio e docce:

  • arrivare in spogliatoio per tempo e cambiarsi velocemente, in modo da non essere mai più di 8 contemporaneamente in quello spazio
  • è possibile fare la doccia, ma sempre non superando il numero di 8 persone all’interno dello spogliatoio.

Quota per l’anno 2020/2021:

  • per poter frequentare gli allenamenti della Parma Kendo Kai è necessario essere in regola con il pagamento della quota e aver provveduto ad effettuare tutte le procedure di iscrizione all’ASD (modulo di iscrizione, consenso privacy ecc)
  • l’importo per l’anno è di 200€ da versare preferibilemente tramite bonifico bancario su IBAN IT83W0538712703000035237968 intestato a Parma Kendo Kai a.s.d. Siamo orgogliosi di aver potuto impiegare le risorse messe da parte in questi anni per abbassare la quota associativa del 50% e permettere così a tutti un più sereno ritorno agli allenamenti. Essere un’associazione sportiva dilettantistica vuol dire incentivare la pratica dei propri associati e di tutti coloro che vogliono accostarsi al Kendo, abbattendo, per quanto possibile, tutti quegli ostacoli che impediscono l’accesso alla nostra disciplina.

Ghost of Tsushima

Un titolo immersivo e coinvolgente, non senza difetti

Giappone, 1274.

L’esercito mongolo sbarca sull’isola di Tsushima, per usarla come testa di ponte per l’invasione di tutta l’isola nipponica.

Il jito lord Shimura guida l’esercito dei difensori, ma è chiaro da subito che lo spietato Kothun Khan, comandante delle forze mongole, ha fatto i compiti a casa ed è venuto preparato allo scontro contro l’esercito dei samurai, conoscendo bene le tattiche e la filosofia dei guerrieri giapponesi riesce velocemente a sbaragliarli grazie a tattiche disonorevoli e all’utilizzo della polvere da sparo.

La battaglia per la difesa di Tsushima si risolve in un massacro per l’esercito dei samurai e la cattura di Lord Shimura.

Sopravvissuto allo scontro iniziale, il giovane Jin Sakai, nipote di Lord Shimura, affronta coraggiosamente il Khan nel tentativo di salvare lo zio, ma le cose vanno male e il samurai viene sconfitto, precipitando in mare e ritenuto morto.

Viene invece salvato dalla ladra Yuna, che mossa da interessi personali insegnerà a Jin qualche nuovo trucco per avere la meglio dei mongoli.

Così inizia la storia di Ghost of Tsushima, l’ultimo gioco di Sucker Punch per Playstation 4.

Lo Spettro di Tsushima

Il gioco inizia qui, nei panni dell’affranto Jin Sakai che, riconosciute le deficienze nel codice di condotta dei samurai, dovrà studiare delle nuove tattiche per  salvare lo zio, vendicarsi del Khan e cacciare i mongoli via dall’isola.

La trama si dipana per tre atti, la storia è avvincente e ricca di colpi scena, alcuni davvero drammatici, con il giovane Lord Sakai che dovrà trovare alleati e risorse per combattere i mongoli, vivendo al contempo un feroce conflitto interiore per cercare di coniugare il bushido, il severo codice dei samurai che Jin ha imparato a seguire per tutta una vita, e con quello che è necessario fare per sconfiggere i nemici, ovvero usare tecniche disonorevoli per sorprendere gli agguerriti nemici.

Immergersi Nell’Atmosfera e Nel Paesaggio

Appare chiaro fin da subito che il lavoro svolto dagli svilpuppatori è eccellente, il protagonista si muove in un contesto credibile e pulsante di vita.

La mappa da esplorare è enorme, artisticamente molto ispirata, capiterà fin troppo spesso a fermarsi durante una missione o l’esplorazione a fissare a bocca aperta la magnificenza che compare a schermo.

Il Giappone presentato da Sucker Punch è incredibilmente plausibile e vibrante, evidentemente frutto di un accurato studio, non sorprende infatti che il gioco stia andando benissimo proprio in terra nipponica, dove di fatto sembra che venga apprezzata quella che è de facto una dichiarazione d’amore per la cultura giapponese, e non solo quella legata a katane e samurai.

Tutto è integrato sapientemente nel gioco, dalle formali interazioni sociali, le tipiche costruzioni architettoniche, i giardini curati, gli abiti dei personaggi.

I paesaggi suggestivi sono interrotti solo dai campi di battaglia, dagli occasionali corpi massacrati, bruciati, impalati e impicatti agli alberi, un severo monito al giocatore, un memento della ferocia del nemico che siamo chiamati ad affrontare.

Tecnicamente Eccelso

Sebbene non regga il passo con produzioni recenti come ad esempio The Last of Us 2, con cui GoT condivide la finestra di uscita, è dal punto di vista artistico che il gioco di Sucker Punch colpisce nel centro: se sembra inferiore ad un mero conteggio dei poligoni a schermo, tutto è amalgamato con grande maestria, ogni cosa studiata con attenzione per garantire una grande immersività, come ad esempio l’interfaccia utente, poco invasiva e che compare solo nei momenti di bisogno, e alla geniale trovata del vento per indicarci la direzione da seguire per arrivare a destinazione.

Anche per quanto riguarda il combat system è chiaro che il lavoro svolto è più che adeguato, sebbene non sia all’altezza dei soulslike di From Software, è comunque funzionale e fluido, senza arrivare ai livelli di masochismo da testicoli chiusi nel cassetto di Sekiro, ai livelli di difficoltà più elevati costringe il giocatore a sudare le proverbiali sette camice per aver ragione dei gruppi di nemici più affollati.

Il senso di progressione del personaggio regala grande soddisfazione, durante l’avventura potremo infatti raccogliere diversi materiali che serviranno per migliorare armi e armature che sbloccheremo durante il gioco.

Menzione d’onore per le side quest, solitamente relegate a ruolo secondario per allungare il brodo insipido della trama principale, in Ghost of Tsushima diventano invece quasi essenziali da portare a termine, se le quest mitologiche sono importanti per acquisire armature e tecniche devastanti, quelle secondarie degli alleati sono imperdibili per capire i dilanianti drammi vissuti dai comprimari che ci accompagnano nella nostra avventura, come rararamente ci era successo di vedere in titoli del genere.

Non Senza Difetti

Sebbene gestito in maniera impeccabile, è chiaro come l’hardaware PS4 sia ormai al canto del cigno, il campo visivo ad esempio, sebbene l’orografia variegata serva quasi sempre a mitigare i limiti della macchina, ci sono casi, come ad esempio le isole più lontane che sono brutalmente troncate dai limiti del fow. Ci chiediamo se non fosse stato più opportuno evitare di inserirle.

Il terzo atto ci è sembrato un po’ troppo corto se paragonato ai due precedenti, l’impressione è che si sia voluto tagliare troppo bruscamente una storia che fino a quel momento aveva un ritmo ben preciso, e che abbia subito una brusca accellerazione sul finale. Niente di drammatico, ma fastidioso.

Ma il vero grosso difetto di Ghost of Tsushima è nella stessa natura del gioco, il fatto è che la trama viaggi su binari prestabiliti e il giocatore faccia solo da passeggero nel viaggio verso il finale univoco.

Non ci sarebbe dispiaciuto un gioco con finali alternativi, con le scelte del giocatore determinanti al fine della trama, come ad esempio in Infamous: Second Son, sempre di Sucker Punch, con la possibilità di fare di Jin uno shinobi, un samurai, o un mix di entrambi.

Scelta questa che mina anche la rigiocabilità del titolo: una volta ottenuti tutti i trofei sbloccabili, la maggior parte dei quali portando a termine la campagna principale in una cinquantina di ore, non avrete motivo per tenere il gioco ad occupare spazio nel vostro hard disk.

Concludendo

Ghost of Tsushima è una dichiarazione d’amore per il Giappone e la sua cultura: non è un caso che sebbene il gioco sia localizzato in inglese e in italiano, è sicuramente più godibile con l’audio in lingua giapponese, clamorosa anche la possibilità di giocarlo in bianco e nero, con risoluzione volutamente sgranata in omaggio al cinema del grande Akira Kurosawa.

Davvero un peccato che pochi accorgimenti avrebbero potuto portare questo titolo nell’Olimpo della storia dei videogiochi, facendone una pietra miliare.

Anche cosi rimane comunque un titolo godibilissimo, irrinunciabile per chi ama i titoli open world e la cultura giapponese.

Andrea

Guida all’acquisto: bogu economici e dove trovarli.

Se per quanto riguarda la comparativa dell’hakama e dei gi avevamo a disposizione un ventaglio ampio di offerte e tanti concorrenti che si potevano giocare i primi posti in classifica, nella comparativa di oggi vedremo pochi e selezionati partecipanti.

Contesto di scelta:

rientrano nella categoria “entry level” tutti quei set di armatura che rimangono con il prezzo d’acquisto sotto i 400€ (spese di spedizione e dogana incluse). Il mercato di questi bogu ha avuto importanti evoluzioni nel corso degli ultimi anni, affollatissimo intorno al 2013-2018, dove ogni negozio aveva la sua linea entry level sotto i 400€, addirittura a volte sotto i 350€; adesso sono rimasti in pochi ad offrire prodotti in questa fascia.

Come mai? Due sono i motivi principali:

  1. Il praticante medio ha affinato nel corso di questi ultimi 5 anni la sua conoscenza dei brand di qualità, per intenderci, i costruttori che vestono i competitori di alto livello o i maestri. Questi set sono poi stati portati in Europa per primi dai componenti delle nazionali e dagli alti gradi del vecchio continente e a cascata hanno influenzato il “gusto” di tutti gli altri praticanti. Quindi ora si tende ad acquistare un prodotto di fascia media dai 400€ ai 650€, che combina in sé qualità costruttiva e design accattivante.
  2. Vendere un set con un prezzo basso vuol dire poter avere un margine di guadagno molto risicato e questo diventa conveniente solo se si hanno volumi importanti. Questa tipologia di bogu non è per il mercato Giapponese, ed è fatta solo per l’esportazione. La maggior parte delle armature che si vendono nel sol levante sono specifiche per i bambini e i liceali (prodotti che qui in europa vediamo poco) oppure direttamente quelle di fascia alta. Va poi tentuto conto che devono poter essere disponibili subito per la spedizione e questo comporta la necessità di stoccare a magazzino una grande quantità di pezzi (quindi immobilizzare per del tempo una considerevole quantità di denaro). Con l’evoluzione del mercato che abbiamo detto prima sono rimasti a vendere in questa fascia di prezzo solo Nine Circles, Tozando e nelle ultime ore anche Zen Nihon Budogu. I primi due avevano già da anni (prima del 2010) prodotti interessanti in questa fascia e sui quali hanno sempre puntato, aggiornandoli leggermente nel corso degli anni, mantenendo però il prezzo basso. Il terzo invece è stato discontinuo, mettendo e togliendo dal mercato i suoi modelli entry level. Questo può essere spiegato dalle numerose operazioni di fusione e acquisizione che hanno interessato il brand di Kumamoto, con seguenti riposizionamenti del negozio e dei suoi brand sulle varie fasce di prezzo.

Hakuten, Kurama, Ichi

Ed ecco qui i protagonisti della comparativa: Hakuten da Nine Circles Uk, Kurama da Tozando e il nuovissimo Ichi di Zen Nihon Budogu. Hanno cuciture da 6 mm sulle superfici del men e dei kote esposte agli impatti, che garantiscono l’assorbimento dei colpi in maniera efficace. La scelta questo tipo di cucitura  permette al tessuto rinforzato di ammorbidirsi dopo alcuni allenamenti diventando più comodo, ma mano che si adatta alle forme del proprietario. Ampio uso di pelle sintetica nei rinforzi, mentre viene utilizzato il clarino per il palmo dei kote, alternativa più economica alla ben più costosa pelle di cervo. Una differenza costruttiva importante da sottolineare è che il Kurama e Ichi hanno le cuciture diagonali (nanamezashi) sulle “ali” del men, il che facilita la mobilità delle braccia in fase di caricamento. Per avere ques in casa Nine Circles bisogna passare al Defender che è praticamente uguale all’Hakuten, salvo appunto l’avere la cucitura diagonale sulle ali del men (che porta un po’ più in alto il prezzo di vendita)

I kote hanno tutti e tre cuciture da 6mm, ma differiscono nel design della protezione sul dorso della mano. La scelta di Nine circles di utilizzare la neo leather è per dare più longevità alla superfi, mentre gli altri due privilegiano l’orizashi, in virtù di una maggiore mobilità.

A parte le differenza costruttiva di cui sopra le altre sono solamente estetiche, che fanno sembrare i modelli degli store Giapponesi già delle armature di fascia media. L’armatura di Nine circles invece fa della semplicità costruttiva il suo punto di forza, robusta e senza fronzoli, fa quello che deve fare: proteggere e costare poco.

Da aggiungere come merito, la Hakuten arriva già con la sacca e un tenugui inclusi nella confezione. Mentre tutte e tre arrivano fornite di himo e chikawa.

Prezzo:

Zen nihon budogu
Kurama
Hakuten

Ed eccoci arrivati ai prezzi.

RImaniamo con tutti e tre gli articoli in esame sotto i 400€ anche se a livello assoluto il vincitore sul lato economico rimane l’Hakuten di Nine Circles. A livello di finiture invece il set inglese è un passo indietro rispetto a quelli giapponesi, i quali, differiscono fra loro per alcuni dettagli sul tare (in particolare i kakuzashi sull’O-dare) e lo stile nelle decorazioni sul “pugno” dei kote.

(Infatti non ci sarebbe da stupirsi se entrambi venissero dalla stessa fabbrica in Cina o in Vietnam)

Conclusioni

Che dire! Se cercate l’armatura più economica sul mercato andate sicuri con L’Hakuten, se invece potete spendere poche decine di euro in più, vagliate le proposte di Tozando e Zen Nihon Budogu che uniscono alla robustezza anche alcuni particolari estetici un po’ più ricercati.

TO:KY:OO di Liam Wong

‘Blade Runner Origins’ 00:17:59 © Liam Wong

Le città sono più belle dopo mezzanotte? Liam Wong ha passato un mese uscendo per la capitale Giapponese dopo le 00:00 per catturarne il lato oscuro, illuminato dalle insegne dei quartieri commerciali o dalle lanterne dei locali stretti fra i grattacieli. Luci al Neon, pioggia, arcobaleni di sfumature viola e blu elettrico che si riflettono nelle pozzanghere. Cavi elettrci, trasformatori, condensatori e unità esterne dei condizionatori, tassisti notturni e ombrelli di plastica. Se vi siete emozionati per le architetture e le atmosfere di Blade Runner, Akira, Ghost in the shell, Enter the Void, allora vale la pena prendere fra le mani questo libro.

Ma chi è Liam Wong? Art Director alla Ubisoft Montreal, dopo essersi laureato alla Abertay University a Dundee – Scozia e un’infanzia passata a giocare a videogame e a guardare anime, ha scoperto dopo il suo primo viaggio in Giappone, un’amore profondo per Tokyo. Questo lo ha spinto a tornare, armato di macchina fotografica, per dare vita al progetto di TO:KY:OO.

Il libro ha anche una prefazione curata dal suo grande amico Hideo Kojima.

C’è un’intera sezione dedicata alla teoria della composizione e dell’utilizzo della luce nelle foto scattate.

Il libro lo potete acquistare presso il suo sito, oppure sulle piattaforme solite di e-commerce (ibs, amazon ecc)

Liam ha anche un account Instagram

‘Technicolor’ 23:52:00 © Liam Wong.
‘Ultraviolet’ 02:41:27 © Liam Wong
‘Kimono Glitch’ 01:51:19 © Liam Wong
‘Self-Portrait in Midgar’ 01:00:00 © Liam Wong
‘Youth’ 23:11:00 © Liam Wong
‘Blade Runner Vibes’ 00:49:51 © Liam Wong

Guida all’acquisto: il set di hakama e gi più economico sul mercato.

Sono ormai 12 anni che navigo e acquisto sui negozzi online di Kendo, se prima la compravo solo per me, adesso mi trovo a dover fare acquisti per tutto il dojo. Vado dalla scelta dell’attrezzatura che la nostra associazione affida ai principianti nei loro primi mesi di pratica, fino a quella per gli avazati (bogu fatti a mano ecc).

Se nel 2008 c’era un ventaglio relativamente ristretto di scelta, al giorno d’oggi abbiamo una vasta panoramica di siti e negozi che possono accontentare le necessità di chiunque, dal neofita, al praticante di lungo corso.

Ed è proprio ai neofiti che questa mini-guida si rivolge: ad una prima occhiata la pratica del Kendo può sembrare richiedere un costoso investimento iniziale, le spade, l’abbigliamento, l’armatura ecc.

Tuttavia con alcune accortezze e con l’aiuto del proprio dojo, si possono fare tutti questi acquisti in un lungo arco di tempo, così da diluire la spesa e comprare in maniera informata ciò di cui si ha realmente bisogno.

Il primo set di hakama e gi:

Alcune associazioni (noi compresi) hanno set da prestare per i primi mesi, ma è comprensibile che trattandosi di abbigliamento si voglia acquistarne uno nuovo mai usato. Parte quindi la ricerca sui vari siti specializzati. Ci sono negozzi che hanno la loro sede in Europa, oppure si può direttamente comprare in Giappone, Korea e… Cina!

Le cose da sapere:

I set base proposti sono solitamente composti da un gi in cotone e da un hakama in materiale sintetico, a parte Tozando, che offre direttamente il suo set entry level completamente in sintetico (polyester). Viene scelta la combo di questi materiali perché sono robusti e possono essere lavati frequentemente in lavatrice senza paura di rovinarli o di scolorirli.

Per una valutazione completa della convenienza di un set o di un altro vanno sempre considerate le spese di spedizione e i dazi+iva applicati in dogana (se si acquista fuori europa aggiungente un 22% in più e i dazi, grossomodo 10€) , quindi se il vostro dojo fa un ordine cumulativo su un sito e queste spese vengono ripartite fra tutti la situazione di convenienza può cambiare.

La classifica:

Questa è una carrellata su quello che offre il mercato, con prezzo in euro al cambio di oggi (10/08/20) con l’aggiunta delle spese di spedizione e quelle di dogana. Si potrebbe “aggiustare” la classifica tenendo conto della diversa qualità della merce che si va a comprare, ma questa valutazione è più adatta a materiale di fascia alta. In quello che vediamo oggi, parliamo degli stessi materiali e di una qualità costruttiva tendenzialmente omogenea, quindi ci concentriamo sul prezzo. Qunado leggete la sigla “n/a” nella casella della spedizione vuol dire che il negoziante non fa pagare questo servizio, mentre la stessa sigla nella colonna dogana indica l’assenza di una

12° Kendo Sport:

12

11° Kendo Shop:

kendo shop

10° Zen Nihon Budogu:

11

Tozando:

tozando

E-Bogu:

ebogu

Nine Circles:

Nine circles

Online Kendo:

online kendo

Eurokendo:

eurokendo

Kendo Star:

kendo star

Kendo 24:

Kendo 24

Yari no Hanzo:

Yari no hanzo

Aliexpress – Ikendo Store:

Aliexpress

Vince lo store di Ikendo su Aliexpress, ma attenzione, rispetto agli altri ha dei tempi di spedizione molto lunghi, non paragonabili ai suoi competitor europei e decisamente più lenti rispetto a quelli giapponesi.

Ci rivediamo a settembre!

WhatsApp Image 2020-07-30 at 22.36.45WhatsApp Image 2020-07-30 at 22.36.34

Cari amici, siamo arrivati in fondo a questo travagliato anno di Kendo, il piacere di potersi allenare in armatura negli ultimi appuntamenti ci ha veramente tirato su il morale, dopo i mesi del lockdown e le settimane passate ad allenarci da soli.

Ma più importante è stato l’impegno profuso da tutti i ragazzi in questi giorni difficili. L’energia che si è vista nel rivederci e ritornare ad impugnare le shinai per combattere insieme è stata straordinaria.

Questo dimostra come lo spirito che anima il nostro gruppo non sia circoscritto solo alla volontà di raggiungere obiettivi a breve termine (la medaglia, il dan, battere il mio parigrado ecc), ma sia un “enzan no metsuke”, quindi un guardare una montagna lontana. Prendere quindi il Kendo come qualcosa ad ampio respiro che aiuti a coltivare la nostra crescita come persone e ci migliori nello stare con gli altri, ma soprattutto con noi stessi.

Ringraziamo anche i ragazzi della Squashinn che ci permettono di praticare in sicurezza, occupandosi della sanificazione degli spazi e per aver riaperto i battenti non appena fosse stato possibile.

Come avrete già letto nelle apposite sezioni, questo sarà un anno particolare: abbiamo infatti deciso di dimezzare la quota per il corso annuale, da 400 € a 200€, in maniera da non pesare sulle tasche dei nostri soci. Come Parma Kendo Kai vogliamo fare la nostra parte in questo momento difficile.

L’anno 2020-2021 partirà martedì 1 settembre, gli orari e i giorni rimarranno gli stessi: martedì e giovedì dalle 21:00 alle 22:30.

Tel e WhatsApp. 3491595885

Mail. parmakendokai@libero.it

 

 

 

Via libera dalla regione Emilia Romagna agli sport di contatto

Pubblichiamo il comunicato della regione in merito alla ripresa degli sport di contatto, con relativo collegamento alla circolare specifica.

Dal 18 luglio, consentite solo in presenza di protocolli per la sicurezza delle Federazioni sportive nazionali, da seguire sia per gli eventi e dai non tesserati

Da domani, sabato 18 luglio, via libera anche in Emilia-Romagna alla pratica degli sport, anche di contatto, se le Federazioni sportive nazionali, le Discipline sportive associate e gli Enti di promozione sportiva abbiano provveduto a emanare protocolli di prevenzione o riduzione del rischio di diffusione del Covid-19 durante l’attività.

E quanto prevede la nuova ordinanza firmata oggi dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

Per gli eventi organizzati, l’ordinanza prevede dunque il rispetto dei contenuti dei rispettivi protocolli e raccomanda alla società sportiva di testare i suoi tesserati con test sierologico entro 72 ore dall’evento, comunicando le eventuali positività al Dipartimento di sanità pubblica competente territorialmente per l’esecuzione del tampone e invitando lo sportivo a mantenere l’isolamento fino al risultato del tampone. Vengono inoltre raccomandate verifiche sierologiche periodiche.

Le società sportive sono tenute a mettere a conoscenza gli iscritti dei contenuti dei protocolli emanati dalle Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed Enti di promozione sportiva.

Per quanto riguarda le pratiche sportive al di fuori di eventi organizzati, svolte da non iscritti a società sportive, l’ordinanza impone a tutti i praticanti di esercitare la propria responsabilità personale, a tutela della propria salute, invitando anche i non tesserati ad attenersi alledisposizioni dei protocolli delle Federazioni, reperibili sui rispettivi siti e sul sito del Coni all’indirizzo https://www.coni.it/it/speciale-covid-19.

Gli impianti sportivi che ospitano sport di contatto sono inoltre tenuti ad affiggere una idonea cartellonistica, e saranno effettuati controlli per l’accertamento di violazioni.

Allenamenti al Parco

Con l’allentarsi delle misure di confinamento abbiamo iniziato a trovarci al Parco Sul Naviglio per fare ginnastica e suburi insieme, mantenendo le dovute distanze di sicurezza. L’andamento dei contagi e il calendario delle aperture, ci fa ben sperare per settembre, come nel comunicato che avevamo diffuso ad inizio lockdown.

Anche se “il dojo è ovunque ci siano praticanti” noi speriamo di tornare nella nostra casa il prima possibile per indossare nuovamente l’armatura per divertirci e migliorare insieme.

IMG_20200524_192415IMG_20200524_193118IMG_20200531_193254

Quattro chiacchiere con George McCall di Kenshi24/7.net

Quando iniziai a praticare Kendo nel 2008 Kenshi24/7.net e Kendoinfo.net, erano gli unici due blog in lingua inglese, autorevoli, che pubblicavano con regolarità articoli tecnici e di riflessione sul Kendo e il mondo che gli girava attorno. Esisteva già anche Kendo World con il suo sito e il forum, ma George e Geoff  hanno profondamente influenzato il mio modo di vivere la “pratica” e contribuito alla mia formazione.

Per me è stato quindi un onore potergli fare qualche domanda per il Blog della Parma Kendo Kai.

Per chi non lo conoscesse, George McCall è un insegnante di liceo a Osaka, ed è il responsabile del kendo club di quella scuola. Non solo si allena “quasi” 24/7, ma approfondisce costantemente la sua conoscenza del Kendo raccogliendo vecchie pubblicazioni dell’era Showa e Taisho, ri-stampando libri e condividendo sul suo blog estratti di questi.

Grazie a George per la disponibilità e grazie a Marco Lombardo (Ken sei dojo Rho) che ci ha messo in contatto per fare questa mini intervista e raccontarci un po’ più da vicino come sta andando il kendo in Giappone fra i giovani e altre curiosità.

Buona lettura!

D) Qui in Europa le motivazioni che portano una persona ad iniziare Kendo sono spesso legate ai suoi interessi per la cultura giapponese e per il suo lato “pop” (manga, anime, film di samurai ecc). Inoltre molte persone vedono il kendo come un ponte per raggiungere un maggior livello di comprensione e conoscenza del “mondo Giappone”. Ma per quanto riguarda i bambini giapponesi e i ragazzi e le ragazze che si allenano duramente per la loro pratica quotidiana e lo shiai? Quali sono le loro motivazioni per iniziare e continuare il Kendo?

G) Molti bambini iniziano Kendo perchè portati dai loro genitori. Magari mamma e papà praticano oppure l’hanno fatto a scuola o ancora pensano che insegni la disciplina ai propri figli. Un’altra ragione può essere che il dojo per i bambini si trovi vicino a casa e comparata ad altre attività, sia più economica (n.d.r. ne parliamo qui)

Chi invece inizia più in là, alle scuole medie o alle superiori, lo fa per le ragioni più disparate. Es. Perchè sembra un’attività “diversa” dalle altre o perchè vuole entrare in un club della scuola con pochi membri, ricordiamoci che comunque il Kendo non è una disciplina “popolare”. Occasionalmente arrivano anche ragazzi che vogliono fare qualcosa di veramente “Giapponese” ma tende ad essere una tipologia abbastanza rara.

Una volta iniziato kendo la motivazione per continuare risiede nel fatto di sentirsi parte di un “gruppo” sia per i bambini/ragazzi che per i genitori. Quando però il gruppo cambia, ad esempio quando i ragazzini passano dalle elementari alle medie o dalle medie alle superiori, ci sono molti abbandoni. Numeri alla mano, oggigiorno il 50% degli studenti che fanno kendo in un club delle scuole medie non continuerà alle superiori. Non so dirti che percentuale abbiamo dal salto dal liceo all’università, ma è altrettanto importante. Quasi tutti, specialmente le donne, smettono kendo dopo l’università. Ricordati inoltre che il Kendo è visto come uno sport per ragazzi qui in Giappone. Prendere parte alle competizioni è LA motivazione principale fino all’università.

D) Collegata alla domanda precedente: qual’è il trend fra le nuove generazioni? Stà diminuendo il numero dei praticanti? Come vedi il futuro del kendo in Giappone?

G) Come detto sopra, gli studenti tendono a smettere man mano che passano da un ciclo scolastico all’altro. Con il calo delle nascite questa situazione è destinata a peggiorare. Fino a 5 anni fa, gestivo forse uno dei più grandi Kendo Club pubblici nella prefettura di Osaka, oggi sono fortunato se entrano 5 nuovi studenti per anno (prima la media era 15). Quest’anno, con il Coronavirus, sono preoccupato che alla riapertura delle scuole non entrino nuovi studenti. Se questo succederà, ho paura che il club non rimarrà aperto a lungo.

In Giappone c’è un trend generale di ridimensionare quello che è il sistema dei club. Se questo dovesse verificarsi, il numero dei praticanti precipiterà ulteriormente e non risalirà più. Quindi ci aspettiamo un futuro con una popolazione di praticanti inferiore a quella di oggi. La ZNKR sopravvive quasi esclusivamente per le entrate derivanti dalla registrazione degli esami di passaggio di grado degli studenti, se questi numeri caleranno, la federazione stessa si troverà in difficoltà.

Ci sono un numero di potenziali soluzioni a questa situazione – e ne ho personalmente alcune a riguardo – ma la via da percorrere ancora non è chiara.

D) In questi giorni di lockdown, stiamo assistendo alla pubblicazione di molti video, anche da parte della ZNKR, che ci mostrano molti esercizi da fare a casa, in particolare quelli che vengono classificati come core training. Che cosa ne pensi? Nella tua esperienza di insengnante, utilizzi già questa tipologia di esercizi negli allenamenti?

G) Nel mio club ci alleniamo sei giorni a settimana con uno di questi dedicato agli esercizi come sollevamento pesi, corsa ecc. Quindi facciamo già un po’ quello che sta promuovendo la ZNKR. Ma, a essere onesti, il mio focus principale, rimane quello di allenarsi con bogu e shinai. Questa tipologia di allenamenti è molto più comune in quel tipo di scuole dove si è molto più focalizzati sull’attività sportiva e quindi anche il tempo da dedicare all’attività di club è maggiore.

In Dojo per adulti non ho mai visto praticare questo tipo di allenamento, Nella maggior parte dei casi non si fa nemmeno pratica di base. Infatti la preparazione fisica è spesso e volentieri effettuata individualmente dai singoli al di fuori dal dojo.

Per quanto riguarda ciò che penso – è ottima! Tutto quello che porta ad una migliore condizione fisica è auspicabile. Tuttavia, penso che la ZNKR abbia realizzato quei video per alleviare le accuse che associano il kendo alla trasmissione del virus

Sospetto che però la maggior parte delle persone qui in Giappone non si spinga oltra al suburi a casa.

D) Che cosa pensa la comunità giapponese di Kendo delle persone che praticano negli altri paesi? Come ci vedono?

G) Penso che oggi ci sia molto interesse per il kendo estero, ma le altre nazioni non vengono ancora visti come “pari”. Per il fatto che le federazioni di quei paesi difficilmente possono formare praticanti con le stesse abilità che vediamo in Giappone. Anche se il livello negli anni è molto cresciuto.

Un altro fattore sicuramente è che ci sono tante persone che desiderano diffondere la cultura giapponese all’estero attraverso il Kendo in maniera univoca. Accecati dalla bravura dei giapponesi, non riescono a vedere quante persone non-nipponiche abbiano contribuito a livello locale e globale alla sua diffusione e siano tecnicamente molto abili.

Ma generalmente qui sono tutti felici di poter praticare con qualcuno che viene dall’estero, ho veramente esperienza di pochi casi nei quali questo non sia avvenuto.

D) Nella scuola dove lavori come insegnante, gestisci anche il Club di Kendo. “Uno scozzese che gestisce un club di kendo in Giappone”: se leggi questa frase ad alta voce potrebbe sembrare un ossimoro! Qual’è stato il percorso per raggiungere quella posizione? Hai subito delle discriminazioni nel corso di questi anni?

R) Dunque, mi sono trasferito in Giappone nel 2003 un paio di mesi dopo aver partecipato al dodicesimo campionato del mondo unicamente per studiare Kendo, ma non avrei mai immaginato di ritrovarmi nella situazione in cui sono ora, è una lunga storia, ma cercherò di essere sintetico.

Dopo essermi trasferito in Giappone e aver passato un paio di anni difficili ad Hiroshima, decisi di spostarmi ad Osaka. Migliorò, lentamente, anche la mia situazione relativa al Kendo e nel 2008 iniziai a lavorare in un liceo molto prestigioso. In un paio di mesi stavo insegnando al dojo di kendo della scuola e da lì non mi sono mai più fermato.

Diversamente dalla maggior parte delle persone non-giapponesi che lavorano nel sistema educativo, io sono un’insegnante abilitato con tutte le qualifiche che mi permettono di essere equiparato ai miei colleghi ed è un caso abbastanza raro in Giappone.

E per la discriminazione… è stata certamente dura all’epoca, ma non voglio dire cose spiacevoli qui, quindi ti dirò come sono sopravvissuto in poche parole:

  1. Impara Giapponese e forma te stesso. Più approfondisci la cultura del Kendo e la sua storia e meno potranno riprenderti. Dopo anni di studio adesso sono io che spiego le cose… perfino agli ottavi dan!
  2. Pratica tantissimo, lavora sodo e cresci nella tecnica e nei gradi. Più allenamenti fai e più bravo puoi diventare e più raggiungi gradi elevati e meno le persone avranno possibilità di sminuirti. Io non sono un grande fan dei gradi, ma li vedo come un “male” necessario per poter vivere in questo sistema.

 

Francesco Paterlini