Ci rivediamo a settembre!

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Cari amici, siamo arrivati in fondo a questo travagliato anno di Kendo, il piacere di potersi allenare in armatura negli ultimi appuntamenti ci ha veramente tirato su il morale, dopo i mesi del lockdown e le settimane passate ad allenarci da soli.

Ma più importante è stato l’impegno profuso da tutti i ragazzi in questi giorni difficili. L’energia che si è vista nel rivederci e ritornare ad impugnare le shinai per combattere insieme è stata straordinaria.

Questo dimostra come lo spirito che anima il nostro gruppo non sia circoscritto solo alla volontà di raggiungere obiettivi a breve termine (la medaglia, il dan, battere il mio parigrado ecc), ma sia un “enzan no metsuke”, quindi un guardare una montagna lontana. Prendere quindi il Kendo come qualcosa ad ampio respiro che aiuti a coltivare la nostra crescita come persone e ci migliori nello stare con gli altri, ma soprattutto con noi stessi.

Ringraziamo anche i ragazzi della Squashinn che ci permettono di praticare in sicurezza, occupandosi della sanificazione degli spazi e per aver riaperto i battenti non appena fosse stato possibile.

Come avrete già letto nelle apposite sezioni, questo sarà un anno particolare: abbiamo infatti deciso di dimezzare la quota per il corso annuale, da 400 € a 200€, in maniera da non pesare sulle tasche dei nostri soci. Come Parma Kendo Kai vogliamo fare la nostra parte in questo momento difficile.

L’anno 2020-2021 partirà martedì 1 settembre, gli orari e i giorni rimarranno gli stessi: martedì e giovedì dalle 21:00 alle 22:30.

Tel e WhatsApp. 3491595885

Mail. parmakendokai@libero.it

 

 

 

Via libera dalla regione Emilia Romagna agli sport di contatto

Pubblichiamo il comunicato della regione in merito alla ripresa degli sport di contatto, con relativo collegamento alla circolare specifica.

Dal 18 luglio, consentite solo in presenza di protocolli per la sicurezza delle Federazioni sportive nazionali, da seguire sia per gli eventi e dai non tesserati

Da domani, sabato 18 luglio, via libera anche in Emilia-Romagna alla pratica degli sport, anche di contatto, se le Federazioni sportive nazionali, le Discipline sportive associate e gli Enti di promozione sportiva abbiano provveduto a emanare protocolli di prevenzione o riduzione del rischio di diffusione del Covid-19 durante l’attività.

E quanto prevede la nuova ordinanza firmata oggi dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

Per gli eventi organizzati, l’ordinanza prevede dunque il rispetto dei contenuti dei rispettivi protocolli e raccomanda alla società sportiva di testare i suoi tesserati con test sierologico entro 72 ore dall’evento, comunicando le eventuali positività al Dipartimento di sanità pubblica competente territorialmente per l’esecuzione del tampone e invitando lo sportivo a mantenere l’isolamento fino al risultato del tampone. Vengono inoltre raccomandate verifiche sierologiche periodiche.

Le società sportive sono tenute a mettere a conoscenza gli iscritti dei contenuti dei protocolli emanati dalle Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed Enti di promozione sportiva.

Per quanto riguarda le pratiche sportive al di fuori di eventi organizzati, svolte da non iscritti a società sportive, l’ordinanza impone a tutti i praticanti di esercitare la propria responsabilità personale, a tutela della propria salute, invitando anche i non tesserati ad attenersi alledisposizioni dei protocolli delle Federazioni, reperibili sui rispettivi siti e sul sito del Coni all’indirizzo https://www.coni.it/it/speciale-covid-19.

Gli impianti sportivi che ospitano sport di contatto sono inoltre tenuti ad affiggere una idonea cartellonistica, e saranno effettuati controlli per l’accertamento di violazioni.

Allenamenti al Parco

Con l’allentarsi delle misure di confinamento abbiamo iniziato a trovarci al Parco Sul Naviglio per fare ginnastica e suburi insieme, mantenendo le dovute distanze di sicurezza. L’andamento dei contagi e il calendario delle aperture, ci fa ben sperare per settembre, come nel comunicato che avevamo diffuso ad inizio lockdown.

Anche se “il dojo è ovunque ci siano praticanti” noi speriamo di tornare nella nostra casa il prima possibile per indossare nuovamente l’armatura per divertirci e migliorare insieme.

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Quattro chiacchiere con George McCall di Kenshi24/7.net

Quando iniziai a praticare Kendo nel 2008 Kenshi24/7.net e Kendoinfo.net, erano gli unici due blog in lingua inglese, autorevoli, che pubblicavano con regolarità articoli tecnici e di riflessione sul Kendo e il mondo che gli girava attorno. Esisteva già anche Kendo World con il suo sito e il forum, ma George e Geoff  hanno profondamente influenzato il mio modo di vivere la “pratica” e contribuito alla mia formazione.

Per me è stato quindi un onore potergli fare qualche domanda per il Blog della Parma Kendo Kai.

Per chi non lo conoscesse, George McCall è un insegnante di liceo a Osaka, ed è il responsabile del kendo club di quella scuola. Non solo si allena “quasi” 24/7, ma approfondisce costantemente la sua conoscenza del Kendo raccogliendo vecchie pubblicazioni dell’era Showa e Taisho, ri-stampando libri e condividendo sul suo blog estratti di questi.

Grazie a George per la disponibilità e grazie a Marco Lombardo (Ken sei dojo Rho) che ci ha messo in contatto per fare questa mini intervista e raccontarci un po’ più da vicino come sta andando il kendo in Giappone fra i giovani e altre curiosità.

Buona lettura!

D) Qui in Europa le motivazioni che portano una persona ad iniziare Kendo sono spesso legate ai suoi interessi per la cultura giapponese e per il suo lato “pop” (manga, anime, film di samurai ecc). Inoltre molte persone vedono il kendo come un ponte per raggiungere un maggior livello di comprensione e conoscenza del “mondo Giappone”. Ma per quanto riguarda i bambini giapponesi e i ragazzi e le ragazze che si allenano duramente per la loro pratica quotidiana e lo shiai? Quali sono le loro motivazioni per iniziare e continuare il Kendo?

G) Molti bambini iniziano Kendo perchè portati dai loro genitori. Magari mamma e papà praticano oppure l’hanno fatto a scuola o ancora pensano che insegni la disciplina ai propri figli. Un’altra ragione può essere che il dojo per i bambini si trovi vicino a casa e comparata ad altre attività, sia più economica (n.d.r. ne parliamo qui)

Chi invece inizia più in là, alle scuole medie o alle superiori, lo fa per le ragioni più disparate. Es. Perchè sembra un’attività “diversa” dalle altre o perchè vuole entrare in un club della scuola con pochi membri, ricordiamoci che comunque il Kendo non è una disciplina “popolare”. Occasionalmente arrivano anche ragazzi che vogliono fare qualcosa di veramente “Giapponese” ma tende ad essere una tipologia abbastanza rara.

Una volta iniziato kendo la motivazione per continuare risiede nel fatto di sentirsi parte di un “gruppo” sia per i bambini/ragazzi che per i genitori. Quando però il gruppo cambia, ad esempio quando i ragazzini passano dalle elementari alle medie o dalle medie alle superiori, ci sono molti abbandoni. Numeri alla mano, oggigiorno il 50% degli studenti che fanno kendo in un club delle scuole medie non continuerà alle superiori. Non so dirti che percentuale abbiamo dal salto dal liceo all’università, ma è altrettanto importante. Quasi tutti, specialmente le donne, smettono kendo dopo l’università. Ricordati inoltre che il Kendo è visto come uno sport per ragazzi qui in Giappone. Prendere parte alle competizioni è LA motivazione principale fino all’università.

D) Collegata alla domanda precedente: qual’è il trend fra le nuove generazioni? Stà diminuendo il numero dei praticanti? Come vedi il futuro del kendo in Giappone?

G) Come detto sopra, gli studenti tendono a smettere man mano che passano da un ciclo scolastico all’altro. Con il calo delle nascite questa situazione è destinata a peggiorare. Fino a 5 anni fa, gestivo forse uno dei più grandi Kendo Club pubblici nella prefettura di Osaka, oggi sono fortunato se entrano 5 nuovi studenti per anno (prima la media era 15). Quest’anno, con il Coronavirus, sono preoccupato che alla riapertura delle scuole non entrino nuovi studenti. Se questo succederà, ho paura che il club non rimarrà aperto a lungo.

In Giappone c’è un trend generale di ridimensionare quello che è il sistema dei club. Se questo dovesse verificarsi, il numero dei praticanti precipiterà ulteriormente e non risalirà più. Quindi ci aspettiamo un futuro con una popolazione di praticanti inferiore a quella di oggi. La ZNKR sopravvive quasi esclusivamente per le entrate derivanti dalla registrazione degli esami di passaggio di grado degli studenti, se questi numeri caleranno, la federazione stessa si troverà in difficoltà.

Ci sono un numero di potenziali soluzioni a questa situazione – e ne ho personalmente alcune a riguardo – ma la via da percorrere ancora non è chiara.

D) In questi giorni di lockdown, stiamo assistendo alla pubblicazione di molti video, anche da parte della ZNKR, che ci mostrano molti esercizi da fare a casa, in particolare quelli che vengono classificati come core training. Che cosa ne pensi? Nella tua esperienza di insengnante, utilizzi già questa tipologia di esercizi negli allenamenti?

G) Nel mio club ci alleniamo sei giorni a settimana con uno di questi dedicato agli esercizi come sollevamento pesi, corsa ecc. Quindi facciamo già un po’ quello che sta promuovendo la ZNKR. Ma, a essere onesti, il mio focus principale, rimane quello di allenarsi con bogu e shinai. Questa tipologia di allenamenti è molto più comune in quel tipo di scuole dove si è molto più focalizzati sull’attività sportiva e quindi anche il tempo da dedicare all’attività di club è maggiore.

In Dojo per adulti non ho mai visto praticare questo tipo di allenamento, Nella maggior parte dei casi non si fa nemmeno pratica di base. Infatti la preparazione fisica è spesso e volentieri effettuata individualmente dai singoli al di fuori dal dojo.

Per quanto riguarda ciò che penso – è ottima! Tutto quello che porta ad una migliore condizione fisica è auspicabile. Tuttavia, penso che la ZNKR abbia realizzato quei video per alleviare le accuse che associano il kendo alla trasmissione del virus

Sospetto che però la maggior parte delle persone qui in Giappone non si spinga oltra al suburi a casa.

D) Che cosa pensa la comunità giapponese di Kendo delle persone che praticano negli altri paesi? Come ci vedono?

G) Penso che oggi ci sia molto interesse per il kendo estero, ma le altre nazioni non vengono ancora visti come “pari”. Per il fatto che le federazioni di quei paesi difficilmente possono formare praticanti con le stesse abilità che vediamo in Giappone. Anche se il livello negli anni è molto cresciuto.

Un altro fattore sicuramente è che ci sono tante persone che desiderano diffondere la cultura giapponese all’estero attraverso il Kendo in maniera univoca. Accecati dalla bravura dei giapponesi, non riescono a vedere quante persone non-nipponiche abbiano contribuito a livello locale e globale alla sua diffusione e siano tecnicamente molto abili.

Ma generalmente qui sono tutti felici di poter praticare con qualcuno che viene dall’estero, ho veramente esperienza di pochi casi nei quali questo non sia avvenuto.

D) Nella scuola dove lavori come insegnante, gestisci anche il Club di Kendo. “Uno scozzese che gestisce un club di kendo in Giappone”: se leggi questa frase ad alta voce potrebbe sembrare un ossimoro! Qual’è stato il percorso per raggiungere quella posizione? Hai subito delle discriminazioni nel corso di questi anni?

R) Dunque, mi sono trasferito in Giappone nel 2003 un paio di mesi dopo aver partecipato al dodicesimo campionato del mondo unicamente per studiare Kendo, ma non avrei mai immaginato di ritrovarmi nella situazione in cui sono ora, è una lunga storia, ma cercherò di essere sintetico.

Dopo essermi trasferito in Giappone e aver passato un paio di anni difficili ad Hiroshima, decisi di spostarmi ad Osaka. Migliorò, lentamente, anche la mia situazione relativa al Kendo e nel 2008 iniziai a lavorare in un liceo molto prestigioso. In un paio di mesi stavo insegnando al dojo di kendo della scuola e da lì non mi sono mai più fermato.

Diversamente dalla maggior parte delle persone non-giapponesi che lavorano nel sistema educativo, io sono un’insegnante abilitato con tutte le qualifiche che mi permettono di essere equiparato ai miei colleghi ed è un caso abbastanza raro in Giappone.

E per la discriminazione… è stata certamente dura all’epoca, ma non voglio dire cose spiacevoli qui, quindi ti dirò come sono sopravvissuto in poche parole:

  1. Impara Giapponese e forma te stesso. Più approfondisci la cultura del Kendo e la sua storia e meno potranno riprenderti. Dopo anni di studio adesso sono io che spiego le cose… perfino agli ottavi dan!
  2. Pratica tantissimo, lavora sodo e cresci nella tecnica e nei gradi. Più allenamenti fai e più bravo puoi diventare e più raggiungi gradi elevati e meno le persone avranno possibilità di sminuirti. Io non sono un grande fan dei gradi, ma li vedo come un “male” necessario per poter vivere in questo sistema.

 

Francesco Paterlini

Praticanti come noi: nel Kendo giapponese delle persone normali

“- … e praticano alle scuole medie, alle superiori e poi anche all’università.

– Ah bene, quindi dopo che cosa succede?

– Dopo smettono… ”

Per avere un quadro dettagliato ho fatto alcune interviste ad amici che hanno abitato in Giappone e che hanno vissuto in prima persona la pratica settimanale con quello che è il mondo degli amatori del Kendo. Quindi non parleremo di Tokuren o di fulminei teenager che si contendono l’Interhigh e il Gyokuryuki, quella straordinaria finestra sul mondo che è You Tube ci mostra sufficienti informazioni e contenuti su quella fetta di praticanti.

Parliamo di noi, o meglio, di gente come noi.

Il 99% delle persone che praticano Kendo in Giappone ha iniziato la sua esperienza alle scuole elementari nel dojo del quartiere per poi proseguire attraverso i club scolastici fino all’università. La pratica è giornaliera e la competizione alta, quindi anche chi non è selezionato per la squadra, esce con un buon livello.

Il primo gradino è alla fine delle superiori, all’ultimo anno, molti ragazzi abbandonano le attività extra per concentrarsi sugli esami di ammissione all’università, frequentando doposcuola che coprono dalle ore del pomeriggio fino a tarda serata.

Tutte le università hanno club di Kendo quindi la pratica può essere garantita a vari livelli, c’è chi lo fa per mantenere le amicizie o continuare una disciplina che porta avanti fin da piccolo, chi spera di diventare insegnante, oppure chi di entrare in polizia.

A questo punto ragazzi e ragazze con 15 e più anni di esperienza alle spalle entrano nel mondo del lavoro. Qui comincia la nostra analisi.

 

I Kendo club

Come dicevamo, la quasi totalità smette completamente di praticare: rimanendo fino a tardi in ufficio o costretto a ore su metro e macchina sul tragitto casa lavoro.

Tuttavia, chi riesce a continuare, oppure riprende dopo una lunga pausa, si trova davanti le seguenti possibilità:

  • Dojo della polizia; attenzione, non parliamo delle “squadre di kendo della Polizia” i Tokuren, ma parliamo dei poliziotti normali che praticano kendo come parte della loro preparazione fisica. Qui è possibile continuare ad allenarsi facendo asa-geiko, cioè prima di entrare a lavoro durante la settimana. La diffusione di questo genere di dojo è capillare e quindi permette di continuarsi a confrontare con persone di livello in quella particolare fascia oraria, oppure nel week end a seconda della disponibilità. I costi per praticare sono irrisori, quando a volte completamente assenti.
  • B e O.G. un’altra possibilità è quella di essere in un “Old boys o Old girls” club. Praticando tutti i giorni per anni insieme al liceo o all’università si creano solide amicizie e quindi capita che alcuni, anche a distanza di anni, continuino a trovarsi per praticare durante la settimana o nel week end affittando uno spazio idoneo. Questi raduni vengono portati avanti e gestiti da quello o quelli che nel gruppo hanno continuato ad allenarsi con costanza e magari sono diventati settimo o ottavo dan.
  • Family Dojo: ogni quartiere ha uno o più club nelle quali praticano varie generazioni insieme. Ci sono i genitori, che magari praticavano al liceo, che riprendono portando i propri figli. Magari ci sono anche i nonni che possono praticare con i nipoti ecc. Questa tipologia di club è dove la maggior parte delle persone riprende a fare Kendo a quaranta/cinquant’anni, quando ha una posizione lavorativa stabile e può permettersi di non dover fare gli straordinari tutti i giorni.
  • Dojo Aziendali: Può capitare che se si riesce a trovare lavoro in un’azienda medio grande, questa abbia al proprio interno un club e si possa proseguire la pratica con i propri colleghi su base regolare. Panasonic e Fuji Xerox hanno aperto le loro porte alle telecamere e mostrato spezzoni dei propri allenamenti. Per esperienza diretta posso dirvi che questi sono luoghi sono sogni ad occhi aperti per noi occidentali: parquet eccellente, possibilità di lasciare tutta la propria attrezzatura in loco, lavatrice a disposizione ecc

Ogni Prefettura ha poi la sua federazione di Kendo che organizza sessioni aperte alle quali partecipano numerosi ottavi dan ed è possibile quindi praticare con maestri che solitamente dirigono i gruppi delle stazioni di polizia o sono insegnanti a tempo pieno nei club delle superiori o delle università. Proprio per il loro “status” di ottavo dan, i maestri girano il più possibile all’interno della loro prefettura e si mettono a disposizione per il keiko in queste pratiche aperte.

Inoltre, sempre a cadenza regolare sono organizzate sessioni per categorie specifiche: quello delle donne, quello degli alti gradi (kodansha), kangeiko della prefettura, seminari arbitrali.

Va poi sottolineato che sotto il cappello della Zen Nippon Kendo Renmei esistono varie federazioni che organizzano l’attività degli studenti, delle aziende, dei Family dojo, della polizia. Quindi ogni sotto-federazione ha il suo circuito di eventi ad hoc ai quali partecipano gli iscritti; arrivando a situazioni che a noi sembrano paradossali, esempio; moltissimi praticanti dei Family dojo non sanno nemmeno chi ha vinto l’All Japan Kendo Championship dell’anno in corso.

La pratica

Nelle varie tipologie di club il tempo di allenamento è spesso un’ora. Ai nostri occhi potrebbe sembrare poco, ma dobbiamo considerare che il riscaldamento, il suburi, il kihon, il kirikaeshi e l’uchikomi occupano una porzione minuscola del tempo di pratica. Solitamente si arriva, ci si cambia e si parte con ji-geiko. Si deve considerare che nella maggior parte dei casi ci sono praticanti con una solida base di Kendo alle spalle, quindi anche lo studio della tecnica avviene direttamente nel combattimento.

Diverso se la pratica è mista adulti e bambini: nei Family dojo infatti gli adulti fanno da motodachi ai bambini per una parte della lezione e successivamente si dedicano al ji-geiko fra loro.

Una particolare menzione va fatta per i feedback, siamo abituati a ricevere consigli dai nostri insegnanti durante la pratica, la dimostrazione di una tecnica o essere ripresi per un’esecuzione mediocre della tecnica è estremamente rara in un contesto al di fuori di quello scolastico (ricordiamoci ichi gan…). Similmente la pratica di kata è piuttosto rara anche se recentemente hanno cominciato a tenersi delle competizioni organizzate da dojo privati.

Gli orari, come detto prima sono alla mattina presto dalle 6 alle 7 oppure dalle 19:00 alle 20:00, ragion per cui è molto difficile per chi finisce di lavorare tardi poter partecipare alle sessioni di allenamento del dojo del proprio quartiere.

Ci sono club che praticano durante la settimana (una o due volte), oppure altri che praticano una sera durante la settimana e una mattina o un pomeriggio intero nel week end. Altrettanto frequente è vedere due Family dojo che si uniscano in un allenamento più lungo il sabato o la domenica. La frequenza del praticante medio presso l’associazione dove è iscritto si attesta comunque ad una volta a settimana, anche perché, come detto, ci sono svariate occasioni di pratica tutti i giorni in luoghi diversi. Dojo di polizia e quelli aziendali permettono la pratica tutti i giorni, quindi lì è solo una questione di disponibilità della persona e di quando e come riesce a sganciarsi dai propri impegni lavorativi e famigliari.

Forse non tutti sanno che, è molto raro avere palestre o dojo con spogliatoi provvisti di docce, solitamente finita la pratica si fanno armi e bagagli e si va a casa per lavarsi. Questo perché, a livello di abitudine, la stragrande maggioranza dei giapponesi preferisce fare un bagno a casa prima di coricarsi.

La quota trimestrale di un Family dojo si attesta sui 5.000 Yen (circa 45 €) e che partecipare ad una singola pratica presso le diverse palestre e palasport varia dai 100 ai 500 Yen. Si può affermare che praticare Kendo sia piuttosto economico (il che lascia molte risorse da investire nella birra durante il daini-dojo).

Attrezzatura

Nonostante ci siano decine e decine di brand per tutte le tasche, solo chi ha un approccio professionale o semi-professionale fa approfondite ricerche su quello che offre il mercato comparando i vari prodotti. Ci sono aziende molto famose che non esportano e che non sono conosciute all’estero, anche se rispetto a 15 anni fa la possibilità per noi occidentali di approvvigionarci con prodotti di qualità è nettamente migliorata e sicuramente ne ha beneficiato, fra le varie cose, il nostro livello di pratica.

Per molti si tratta di andare dal negozio più vicino e acquistare ciò che serve, oppure andare dal negoziante consigliato dal maestro di riferimento. Al Kyoto Taikai è frequente vedere i maestri più famosi che indossano attrezzatura proveniente da un singolo costruttore, così come per i competitori che accedono alle fasi finali dell’All Japan Championship. Per fare un altro esempio, all’ultimo mondiale (Seoul 2018) due dei top player (Nishimura e Ando) hanno ricevuto un’armatura da Tozando (per i più curiosi è questa qui). Inoltre sia il team maschile che quelo femminile hanno ricevuto un do speciale, sempre da Tozando, il cui design deriva da un’idea della nostra Donatella Castelli.

Anche i ragazzini che frequentano i kendo club scolastici acquistano presso il bogu-ya che ha un rapporto di fornitura ormai consolidato con la struttura, ma la qualità dei materiali risulta sempre medio-bassa.

Alcuni praticanti che riprendono utilizzano addirittura il bogu che avevano al liceo.

Tuttavia raggiunto un certo grado, il vero status symbol è e rimane un do in bambù personalizzato nei minimi particolari. Provate a guardare sui siti più grandi quante possibilità ci sono in fatto di colori e fantasie decorative.

Introduce yourself!

Sono uno straniero e voglio praticare in Giappone, cosa posso fare?

Essendo il mondo del Kendo molto piccolo è possibile venire in contatto con persone che possono mettersi presentarvi qualcuno che può introdurvi nei vari contesti di pratica, evitando situazioni di imbarazzo per entrambe le parti. Maestri europei che hanno già contatti, altri residenti stranieri oppure ancora World Kendo Network (che ha questa come missione), possono essere i canali giusti. Non è che se si pagano 500 yen possiamo permetterci di piombare nella pratica altrui senza avvisare, è anche una questione di buon senso. Bisogna chiedere anche per farsi consigliare un gruppo rispetto all’altro, proprio perché in base ai contatti con kenshi stranieri, la popolazione del dojo ospite è più propensa o meno ad accogliere e a rendere piacevole, la vostra pratica.

E noi, dove ci collochiamo?

Parlando dell’Italia, nelle nostre società convivono generazioni, livelli, obiettivi a volte molto diversi fra loro. Nel Kendo giapponese abbiamo comunque visto la presenza di gruppi omogenei nelle varie situazioni descritte. Questa differenza rispetto alla nostra realtà si rispecchia nell’insegnamento, ed è particolarmente sfidante per un istruttore nostrano proporre una scaletta di pratica che possa arricchire e soddisfare le aspettative di tutti i partecipanti dell’allenamento. Insegnare dando molti feedback come in una Highschool a persone che vanno dai 17 ai 50 anni e oltre (come in un Family dojo), non dimenticandoci di coloro che vogliono partecipare alle competizioni e non trascurando nemmeno chi vuole vedere attraverso il kendo gli elementi legati allo zen e al miglioramento della persona attraverso la pratica. Se da un lato tutto ciò fa venire un gran mal di testa, dall’altro rende il “nostro” Kendo ricco di spunti e stimoli per continuare a migliorarci provando a diventare praticanti e persone migliori ogni giorno.

 Ringraziamenti

Grazie a Marco e Donatella per aver risposto alle mie numerose domande, per avermi dedicato il loro tempo e per aver condiviso con me il racconto di un pezzo della loro vita in Giappone.

Francesco Paterlini

Allenarsi a casa: core training con il video della Federazione Giapponese di Kendo

Con il Dojo chiuso e l’impossibilità di uscire per praticare corsa o esercizi all’aperto, la vita del praticante di Kendo durante il coronavirus si svolge fra le mura domestiche, dove sconta il suo isolamento accompagnato da sempre più frequenti crisi di astinenza.

Tuttavia, grazie all’intraprendenza di coloro che organizzano affollate sessioni di suburi online e al supporto della comunità tramite i social, ci si sente meno soli e si guarda avanti con speranza, quando, fra qualche mese, potremo ritornare a prenderci amorevolmente a mazzate con i nostri compagni di pratica.

Nel frattempo però, oltre al suburi domestico, molte delle persone a casa hanno cominciato ad integrare quest’attività con sessioni di allenamento a corpo libero.

Sotto questo aspetto anche la Zen Nippon Kendo Renmei/ Federazione Giapponese di Kendo, ha rilasciato sul proprio canale you tube un paio di video sull’argomento. In particolare uno sul “core training”. Per chi non sapesse di cosa si tratta, questo articolo lo spiega in maniera esauriente.

Purtroppo i video sono completamente in giapponese senza possibilità di traduzione e sottotitoli, ma visto che è un argomento estremamente interessante, mi sono messo a tradurre (google translator eh? mica altro) le slide e i popup che accompagnavano le immagini.

N.B. non sono traduzioni fatte da un professionista, ma almeno danno un senso alle immagini che vengono riprodotte.

 

Aspetti da tenere a mente riguardo l’allenamento:

  • Prima di iniziare l’allenamento è consigliabile fare esercizi preparatori di riscaldamento come lo streatching
  • Scegliete la serie di esercizi, le ripetizioni e la dificoltà appropriata in considerazione del vostro livello di preparazione e condizione fisica.
  • Fate attenzione agli oggetti che avete intorno e quindi preparate un’area più ampia possibile nel quale svolgere gli esercizi
  • Se sentite dolore ai muscoli o non vi sentite bene, sospendete la sessione prima di farvi male.
  • Siate particolarmente cauti nel fare questi esercizi e nella loro progressione qualora abbiate una storia recente di infortuni o soffriate (o abbiate sofferto) di ipertensione
  • Fate questi esercizi da soli e non in gruppo, in maniera da evitare contagi da coronavirus.
  • Partite comunque dal set di esercizi base a bassa intensità per iniziare gli allenamenti
  • Nota bene: La federazione giapponese (e il sottoscritto) non è responsabile degli incidenti o degli infortuni che potrebbero avvenire a seguito dello svolgimento degli esercizi proposti.

 

L’allenamento si divide in 4 fasi nelle quali sono proposti i diversi esercizi:

  • Fase 1: Costruire una postura forte
  • Fase 2: Costruire una postura per resistere agli impatti
  • Fase 3: Costruire una postura per colpire con efficacia
  • Fase 4: Creare un supporto per il corpo (rafforzare l’addome e la schiena)

Gli esercizi sono divisi fra bassa, media e alta intensità.

FASE 1 COSTRUIRE UNA POSTURA FORTE

Esercizio 1.1 intensità bassa

1.1

Esercizio 1.2 intensità media

1.2

Esercizio 1.3 intensità alta

1.3

Esercizio 1.4 per professionisti

1.4

 

FASE 2: COSTRUIRE UNA POSTURA PER RESISTERE AGLI IMPATTI

Esercizio 2.1 intensità bassa

2.1

Esercizio 2.2 intensità media

2.2

Esercizio 2.3 intensità alta

2.3

FASE 3: COSTRUIRE UNA POSTURA PER COLPIRE CON EFFICACIA

Esercizio 3.1 intensità bassa

3.1

Esercizio 3.2 intensità intermedia

3.2

Esercizio 3.3 intensità alta

3.3

FASE 4: CREARE UN SUPPORTO PER IL CORPO (RAFFORZARE L’ADDOME E LA SCHIENA)

Esercizio 4.1 intensità bassa

4.1

Esercizio 4.2 intensità media

4.2

Esercizio 4.3 intensità alta

4.3

Il Core Training nel Kendo: obiettivi e schemi di allenamento

Obiettivi:

  1. Stabilità della postura
  2. Resistenza muscolare
  3. Bilanciamento dei muscoli nel corpo

Intensità degli allenamenti per tipologia di praticante:

  • Praticante Anziano:
    • Esercizi ad intensità bassa (5 secondi) X 3
    • Esercizi ad intensità media (5 secondi) X 2
  • Praticante regolare (1/2 volte a settimana)
    • Esercizi ad intensità bassa (20 secondi) X 3
    • Esercizi ad intensità media (10 secondi) X 3
    • Esercizi ad intensità alta (5 secondi) X 2
  • Praticante assiduo (più di due volte a settimana)
    • Esercizi ad intensità bassa (30 secondi) X 3
    • Esercizi ad intensità media (20 secondi) X 3
    • Esercizi ad intensità alta (10˜20 secondi) X 3

 

Buon Allenamento!

Guardare Avanti

Comunicato da parte del Presidente della Parma Kendo Kai a.s.d.

Cari soci,

l’evoluzione della diffusione del Covid-19 ci dà ormai la quasi matematica certezza della conclusione anticipata della stagione 2019-20 per la Parma Kendo Kai.

Nell’attesa che la situazione torni alla normalità, dobbiamo pensare al momento in cui le nostre attività di club riprenderanno (presumibilmente settembre) e a come sostenere la pratica di tutti i soci in una congiuntura economica caratterizzata dall’incertezza.

Come sappiamo, il Kendo è una disciplina che richiede un investimento costante di risorse economiche: rimpiazzare l’attrezzatura usurata, corrispondere l’affitto alla palestra che ci ospita, pagare la partecipazione a gare e seminari.

La PKK, per la sua natura senza scopo di lucro e per gli accordi presi a suo tempo con la Squasshinn, in questo momento di inattività, non ha uscite di denaro (se non quelle marginali relative ai canoni del conto corrente). Quindi la perdita che stiamo avendo, si misura in “mancata pratica” e in un “congelamento” di quello che è l’apprendimento della disciplina.

La situazione di cui sopra, unita ad una gestione prudenziale delle risorse in questi anni, ci permette di poter pensare ad un taglio del 50% di quella che sarà la quota per il prossimo anno e lo spostamento del pagamento della stessa a febbraio 2021. Quindi si passerebbe dai 400 € attuali a 200 €, rimarrebbero invariati i costi di iscrizione alla CIK e allo csen, così come li avete corrisposti quest’anno. Le coperture ci permetterebbero inoltre di pensare all’acquisto in stock del materiale consumabile per eccellenza, le shinai e distribuirle tagliandone il prezzo. Rimane poi sempre in essere la possibilità che diamo ai nuovi iscritti di utilizzare le attrezzature dell’associazione fino all’acquisto della propria.

La volontà categorica è quella di non perdere nemmeno un iscritto per motivi economici o anche solo che la voce “Kendo” costituisca un motivo di preoccupazione all’interno del vostro bilancio famigliare nella critica congiuntura economica post-virus e sarà mia premura fare qualsiasi cosa necessaria per raggiungere questo obiettivo.

Nel frattempo: state attenti (fate zanshin), prendetevi cura di voi stessi e delle persone a cui volete bene.

Il Presidente

Francesco Paterlini

Seminario con il Maestro Koyama – Un saluto per un amico che parte

Ci piace da sempre incrociare le spade e le esperienze con gli altri praticanti, quest’attitudine al confronto caratterizza il nostro dojo fin dalla sua nascita.

Il week end del 15-16 febbraio abbiamo partecipato al seminario del Maestro Koyama 8°dan Kyoshi che, accompagnato da due suoi allievi, ci ha condotto  in un approfondito studio delle “basi”.

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Dopo 11 anni in Italia Nariaki torna in Giappone e quale modo migliore di salutarlo se non con un grande allenamento tutti insieme?

(aggiungeremo le foto a breve)