Praticanti come noi: nel Kendo giapponese delle persone normali

“- … e praticano alle scuole medie, alle superiori e poi anche all’università.

– Ah bene, quindi dopo che cosa succede?

– Dopo smettono… ”

Per avere un quadro dettagliato ho fatto alcune interviste ad amici che hanno abitato in Giappone e che hanno vissuto in prima persona la pratica settimanale con quello che è il mondo degli amatori del Kendo. Quindi non parleremo di Tokuren o di fulminei teenager che si contendono l’Interhigh e il Gyokuryuki, quella straordinaria finestra sul mondo che è You Tube ci mostra sufficienti informazioni e contenuti su quella fetta di praticanti.

Parliamo di noi, o meglio, di gente come noi.

Il 99% delle persone che praticano Kendo in Giappone ha iniziato la sua esperienza alle scuole elementari nel dojo del quartiere per poi proseguire attraverso i club scolastici fino all’università. La pratica è giornaliera e la competizione alta, quindi anche chi non è selezionato per la squadra, esce con un buon livello.

Il primo gradino è alla fine delle superiori, all’ultimo anno, molti ragazzi abbandonano le attività extra per concentrarsi sugli esami di ammissione all’università, frequentando doposcuola che coprono dalle ore del pomeriggio fino a tarda serata.

Tutte le università hanno club di Kendo quindi la pratica può essere garantita a vari livelli, c’è chi lo fa per mantenere le amicizie o continuare una disciplina che porta avanti fin da piccolo, chi spera di diventare insegnante, oppure chi di entrare in polizia.

A questo punto ragazzi e ragazze con 15 e più anni di esperienza alle spalle entrano nel mondo del lavoro. Qui comincia la nostra analisi.

 

I Kendo club

Come dicevamo, la quasi totalità smette completamente di praticare: rimanendo fino a tardi in ufficio o costretto a ore su metro e macchina sul tragitto casa lavoro.

Tuttavia, chi riesce a continuare, oppure riprende dopo una lunga pausa, si trova davanti le seguenti possibilità:

  • Dojo della polizia; attenzione, non parliamo delle “squadre di kendo della Polizia” i Tokuren, ma parliamo dei poliziotti normali che praticano kendo come parte della loro preparazione fisica. Qui è possibile continuare ad allenarsi facendo asa-geiko, cioè prima di entrare a lavoro durante la settimana. La diffusione di questo genere di dojo è capillare e quindi permette di continuarsi a confrontare con persone di livello in quella particolare fascia oraria, oppure nel week end a seconda della disponibilità. I costi per praticare sono irrisori, quando a volte completamente assenti.
  • B e O.G. un’altra possibilità è quella di essere in un “Old boys o Old girls” club. Praticando tutti i giorni per anni insieme al liceo o all’università si creano solide amicizie e quindi capita che alcuni, anche a distanza di anni, continuino a trovarsi per praticare durante la settimana o nel week end affittando uno spazio idoneo. Questi raduni vengono portati avanti e gestiti da quello o quelli che nel gruppo hanno continuato ad allenarsi con costanza e magari sono diventati settimo o ottavo dan.
  • Family Dojo: ogni quartiere ha uno o più club nelle quali praticano varie generazioni insieme. Ci sono i genitori, che magari praticavano al liceo, che riprendono portando i propri figli. Magari ci sono anche i nonni che possono praticare con i nipoti ecc. Questa tipologia di club è dove la maggior parte delle persone riprende a fare Kendo a quaranta/cinquant’anni, quando ha una posizione lavorativa stabile e può permettersi di non dover fare gli straordinari tutti i giorni.
  • Dojo Aziendali: Può capitare che se si riesce a trovare lavoro in un’azienda medio grande, questa abbia al proprio interno un club e si possa proseguire la pratica con i propri colleghi su base regolare. Panasonic e Fuji Xerox hanno aperto le loro porte alle telecamere e mostrato spezzoni dei propri allenamenti. Per esperienza diretta posso dirvi che questi sono luoghi sono sogni ad occhi aperti per noi occidentali: parquet eccellente, possibilità di lasciare tutta la propria attrezzatura in loco, lavatrice a disposizione ecc

Ogni Prefettura ha poi la sua federazione di Kendo che organizza sessioni aperte alle quali partecipano numerosi ottavi dan ed è possibile quindi praticare con maestri che solitamente dirigono i gruppi delle stazioni di polizia o sono insegnanti a tempo pieno nei club delle superiori o delle università. Proprio per il loro “status” di ottavo dan, i maestri girano il più possibile all’interno della loro prefettura e si mettono a disposizione per il keiko in queste pratiche aperte.

Inoltre, sempre a cadenza regolare sono organizzate sessioni per categorie specifiche: quello delle donne, quello degli alti gradi (kodansha), kangeiko della prefettura, seminari arbitrali.

Va poi sottolineato che sotto il cappello della Zen Nippon Kendo Renmei esistono varie federazioni che organizzano l’attività degli studenti, delle aziende, dei Family dojo, della polizia. Quindi ogni sotto-federazione ha il suo circuito di eventi ad hoc ai quali partecipano gli iscritti; arrivando a situazioni che a noi sembrano paradossali, esempio; moltissimi praticanti dei Family dojo non sanno nemmeno chi ha vinto l’All Japan Kendo Championship dell’anno in corso.

La pratica

Nelle varie tipologie di club il tempo di allenamento è spesso un’ora. Ai nostri occhi potrebbe sembrare poco, ma dobbiamo considerare che il riscaldamento, il suburi, il kihon, il kirikaeshi e l’uchikomi occupano una porzione minuscola del tempo di pratica. Solitamente si arriva, ci si cambia e si parte con ji-geiko. Si deve considerare che nella maggior parte dei casi ci sono praticanti con una solida base di Kendo alle spalle, quindi anche lo studio della tecnica avviene direttamente nel combattimento.

Diverso se la pratica è mista adulti e bambini: nei Family dojo infatti gli adulti fanno da motodachi ai bambini per una parte della lezione e successivamente si dedicano al ji-geiko fra loro.

Una particolare menzione va fatta per i feedback, siamo abituati a ricevere consigli dai nostri insegnanti durante la pratica, la dimostrazione di una tecnica o essere ripresi per un’esecuzione mediocre della tecnica è estremamente rara in un contesto al di fuori di quello scolastico (ricordiamoci ichi gan…). Similmente la pratica di kata è piuttosto rara anche se recentemente hanno cominciato a tenersi delle competizioni organizzate da dojo privati.

Gli orari, come detto prima sono alla mattina presto dalle 6 alle 7 oppure dalle 19:00 alle 20:00, ragion per cui è molto difficile per chi finisce di lavorare tardi poter partecipare alle sessioni di allenamento del dojo del proprio quartiere.

Ci sono club che praticano durante la settimana (una o due volte), oppure altri che praticano una sera durante la settimana e una mattina o un pomeriggio intero nel week end. Altrettanto frequente è vedere due Family dojo che si uniscano in un allenamento più lungo il sabato o la domenica. La frequenza del praticante medio presso l’associazione dove è iscritto si attesta comunque ad una volta a settimana, anche perché, come detto, ci sono svariate occasioni di pratica tutti i giorni in luoghi diversi. Dojo di polizia e quelli aziendali permettono la pratica tutti i giorni, quindi lì è solo una questione di disponibilità della persona e di quando e come riesce a sganciarsi dai propri impegni lavorativi e famigliari.

Forse non tutti sanno che, è molto raro avere palestre o dojo con spogliatoi provvisti di docce, solitamente finita la pratica si fanno armi e bagagli e si va a casa per lavarsi. Questo perché, a livello di abitudine, la stragrande maggioranza dei giapponesi preferisce fare un bagno a casa prima di coricarsi.

La quota trimestrale di un Family dojo si attesta sui 5.000 Yen (circa 45 €) e che partecipare ad una singola pratica presso le diverse palestre e palasport varia dai 100 ai 500 Yen. Si può affermare che praticare Kendo sia piuttosto economico (il che lascia molte risorse da investire nella birra durante il daini-dojo).

Attrezzatura

Nonostante ci siano decine e decine di brand per tutte le tasche, solo chi ha un approccio professionale o semi-professionale fa approfondite ricerche su quello che offre il mercato comparando i vari prodotti. Ci sono aziende molto famose che non esportano e che non sono conosciute all’estero, anche se rispetto a 15 anni fa la possibilità per noi occidentali di approvvigionarci con prodotti di qualità è nettamente migliorata e sicuramente ne ha beneficiato, fra le varie cose, il nostro livello di pratica.

Per molti si tratta di andare dal negozio più vicino e acquistare ciò che serve, oppure andare dal negoziante consigliato dal maestro di riferimento. Al Kyoto Taikai è frequente vedere i maestri più famosi che indossano attrezzatura proveniente da un singolo costruttore, così come per i competitori che accedono alle fasi finali dell’All Japan Championship. Per fare un altro esempio, all’ultimo mondiale (Seoul 2018) due dei top player (Nishimura e Ando) hanno ricevuto un’armatura da Tozando (per i più curiosi è questa qui). Inoltre sia il team maschile che quelo femminile hanno ricevuto un do speciale, sempre da Tozando, il cui design deriva da un’idea della nostra Donatella Castelli.

Anche i ragazzini che frequentano i kendo club scolastici acquistano presso il bogu-ya che ha un rapporto di fornitura ormai consolidato con la struttura, ma la qualità dei materiali risulta sempre medio-bassa.

Alcuni praticanti che riprendono utilizzano addirittura il bogu che avevano al liceo.

Tuttavia raggiunto un certo grado, il vero status symbol è e rimane un do in bambù personalizzato nei minimi particolari. Provate a guardare sui siti più grandi quante possibilità ci sono in fatto di colori e fantasie decorative.

Introduce yourself!

Sono uno straniero e voglio praticare in Giappone, cosa posso fare?

Essendo il mondo del Kendo molto piccolo è possibile venire in contatto con persone che possono mettersi presentarvi qualcuno che può introdurvi nei vari contesti di pratica, evitando situazioni di imbarazzo per entrambe le parti. Maestri europei che hanno già contatti, altri residenti stranieri oppure ancora World Kendo Network (che ha questa come missione), possono essere i canali giusti. Non è che se si pagano 500 yen possiamo permetterci di piombare nella pratica altrui senza avvisare, è anche una questione di buon senso. Bisogna chiedere anche per farsi consigliare un gruppo rispetto all’altro, proprio perché in base ai contatti con kenshi stranieri, la popolazione del dojo ospite è più propensa o meno ad accogliere e a rendere piacevole, la vostra pratica.

E noi, dove ci collochiamo?

Parlando dell’Italia, nelle nostre società convivono generazioni, livelli, obiettivi a volte molto diversi fra loro. Nel Kendo giapponese abbiamo comunque visto la presenza di gruppi omogenei nelle varie situazioni descritte. Questa differenza rispetto alla nostra realtà si rispecchia nell’insegnamento, ed è particolarmente sfidante per un istruttore nostrano proporre una scaletta di pratica che possa arricchire e soddisfare le aspettative di tutti i partecipanti dell’allenamento. Insegnare dando molti feedback come in una Highschool a persone che vanno dai 17 ai 50 anni e oltre (come in un Family dojo), non dimenticandoci di coloro che vogliono partecipare alle competizioni e non trascurando nemmeno chi vuole vedere attraverso il kendo gli elementi legati allo zen e al miglioramento della persona attraverso la pratica. Se da un lato tutto ciò fa venire un gran mal di testa, dall’altro rende il “nostro” Kendo ricco di spunti e stimoli per continuare a migliorarci provando a diventare praticanti e persone migliori ogni giorno.

 Ringraziamenti

Grazie a Marco e Donatella per aver risposto alle mie numerose domande, per avermi dedicato il loro tempo e per aver condiviso con me il racconto di un pezzo della loro vita in Giappone.

Francesco Paterlini

Un pensiero su “Praticanti come noi: nel Kendo giapponese delle persone normali

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